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CLIENTI DA RICHIAMARE, RICHIESTE E OPPORTUNITÀ VENGONO SEGUITI CON PROMEMORIA MANUALI E MEMORIA PERSONALE, CAUSANDO DIMENTICANZE E RICONTATTI TARDIVI.

Clienti da richiamare e richieste dimenticate? Come automatizzare i promemoria

Non serve tempestare i clienti di messaggi automatici. Spesso basta smettere di affidare i ricontatti alla memoria.

Gestione clienti con promemoria automatici per richieste e ricontatti senza risposta

“Ricordami di richiamarlo venerdì.”

È una frase innocua finché i clienti da richiamare sono due. Quando diventano dieci, sparsi tra WhatsApp, email, agenda e fogli Excel, iniziano i problemi.

Il punto non è essere più disciplinati. Se un processo dipende dal fatto che una persona si ricordi tutto, prima o poi qualcosa si perde.

Cinque segnali che stai già perdendo il filo

Probabilmente hai un problema di ricontatti se succede spesso che:

  • lasci una mail come “non letta” solo per ricordarti di rispondere;
  • metti appuntamenti in calendario senza una vera riunione;
  • scrivi note sul telefono tipo “richiamare Rossi”;
  • devi cercare nella posta per capire l'ultima cosa detta al cliente;
  • scopri dopo giorni che nessuno ha più seguito una richiesta.

Sono soluzioni comprensibili, ma ognuna crea un piccolo pezzo di memoria separato dagli altri.

La regola delle tre informazioni

Per ogni richiesta o opportunità bastano tre dati:

  • a che punto siamo;
  • chi se ne occupa;
  • qual è la prossima azione e quando va fatta.

Esempio: “Preventivo inviato — Andrea — richiamare venerdì”.

Sembra banale, ed è proprio questo il vantaggio. Non serve partire da un software complicato: serve che queste tre informazioni esistano sempre e siano nello stesso posto.

Il promemoria automatico più utile è interno

Quando si parla di automazione commerciale, molti pensano subito a email automatiche inviate ai clienti.

Io partirei da qualcosa di molto meno aggressivo: un avviso alla persona che deve fare il ricontatto.

Se venerdì arriva e nessuno ha ancora aggiornato la richiesta, il sistema può ricordare ad Andrea che deve decidere cosa fare. Non manda nulla al cliente. Non inventa messaggi. Non prende iniziative commerciali.

Semplicemente, evita che il preventivo sparisca dalla testa di tutti.

Se il problema riguarda soprattutto i preventivi già inviati, c'è una guida specifica sul follow-up dei preventivi.

E se volessi automatizzare anche il messaggio?

Si può fare, ma con più prudenza.

Un messaggio automatico può avere senso se:

  • la richiesta è semplice;
  • il cliente non ha risposto;
  • non c'è una trattativa aperta;
  • non ci sono obiezioni o problemi da gestire;
  • il testo può essere neutro e standard.

Se invece il cliente ha chiesto uno sconto, contestato qualcosa o fatto una domanda specifica, il sistema deve fermarsi.

La risposta del cliente dovrebbe sempre interrompere la sequenza automatica. Nessuno vuole ricevere “Hai avuto modo di vedere il preventivo?” mentre sta ancora aspettando una risposta dall'azienda.

Una settimana tipo, con e senza sistema

Senza un metodo unico, lunedì mandi un preventivo e ti segni mentalmente di richiamare. Martedì arrivano altre urgenze. Mercoledì il cliente scrive su WhatsApp a un collega. Venerdì il promemoria che avevi messo sul telefono suona, ma non sai che nel frattempo c'è già stata una conversazione.

Con un sistema semplice, invece, ogni aggiornamento modifica la stessa scheda. Se il cliente risponde, la prossima azione cambia. Se non risponde, il promemoria resta valido.

La differenza è avere una storia unica del cliente invece di tanti pezzi sparsi.

Non serve chiamarlo CRM se ti sembra una parola enorme

“CRM” significa, in pratica, un sistema per tenere organizzati contatti, richieste e attività commerciali.

Per una piccola impresa può essere anche molto semplice. Il punto non è acquistare subito una piattaforma piena di funzioni. Il punto è avere un luogo unico in cui vedere cosa sta succedendo.

Se oggi le richieste arrivano soprattutto via email e si perdono già lì, conviene prima sistemare la gestione delle email aziendali.

Cosa misurare senza diventare analisti

Non servono dashboard sofisticate. Per due settimane guarda solo:

  • quante richieste non hanno una prossima azione;
  • quanti ricontatti vengono fatti in ritardo;
  • quanti preventivi non ricevono nessun seguito;
  • quante opportunità vengono perse senza sapere bene perché.

Se i numeri sono alti, hai un problema di processo, non di buona volontà.

Il primo passo può richiedere mezz'ora

Prendi le richieste aperte in questo momento e scrivi accanto a ciascuna:

stato — responsabile — prossima azione — data.

Se per alcune non riesci a compilarlo senza aprire tre strumenti diversi o chiedere a qualcuno, hai già individuato dove intervenire.

Poi automatizza soltanto una cosa: quando arriva la data e non è successo nulla, parte un promemoria interno.

È un'automazione piccola, ma spesso è quella che evita più perdite reali.

FONTI VERIFICATE

Fonti utilizzate

  1. Modello di email di follow-up dopo nessuna risposta
  2. Regole di timeout avanzate per rispettare le SLA ...
  3. Stabilire obiettivi SLA nell'Help desk
  4. Email di follow-up dopo una mancata risposta: una guida pratica
  5. Informazioni sulle policy SLA e sul relativo funzionamento
  6. Come Fare Follow-up Clienti Senza Dimenticare Nessuno